Anoressia

Che cosa è l’anoressia?

E’ una condizione di restrizione di calorie in relazione alle proprie necessità che comporta nell’adulto un peso corporeo inferiore rispetto al minimo normale, mentre per i bambini e ragazzi un peso minore di quello atteso. Alla diminuzione ponderale si accompagna una paura di aumentare di peso mettendo in atto comportamenti di tipo restrittivo (digiuni o intensa attività fisica), o di tipo eliminatorio (lassativi, vomito autoindotto, diuretici, enteroclismi).

Come si presenta l’anoressia?

In un primo momento il soggetto non avverte l’anoressia come un sintomo da interrogare o una malattia da curare, ma come unica soluzione possibile alla propria esistenza. L’insorgenza dell’anoressia è accompagnata ad un senso di onnipotenza, euforia ed entusiasmo. Il corpo magro è esibito e sembra vincere il confronto con l’altro.

Quando compare l’anoressia?

Compare soprattutto in adolescenza quando i ragazzi si trovano ad affrontare i cambiamenti corporei, la modificazione della propria immagine e l’inizio della relazione con l’altro sesso. Il passaggio dal familiare al sociale può essere avvertito come pericoloso, in quanto ogni relazione comporta l’incontro con un altro sentito come estraneo al contesto conosciuto. Se nell’infanzia alcuni conflitti affettivi non sono stati elaborati sufficientemente, possono ricomparire nello scenario adolescenziale e regolare inconsciamente i movimenti affettivi del giovane. In alcune famiglie le aspettative molto ambiziose dei genitori ostacolano la possibilità del figlio di avviare il processo di separazione-individuazione indispensabile alla crescita. Ulteriori fattori di rischio possono essere esperienze traumatiche di abuso fisico e emotivo.

Quale approccio clinico è possibile?

Ogni storia è diversa dall’altra e in ogni forma di anoressia è contenuto qualcosa di essenziale ed irripetibile per ognuno. L’intervento è multidisciplinare. Servono figure professionali diverse che accompagnino il paziente e la sua famiglia nel percorso di cura. A livello medico vanno valutate le eventuali complicanze ematochimiche, le alterazioni ossee, cardiache, renali ed immunitarie. Nell’ascolto psicoanalitico bisogna, con la parola e la relazione terapeutica, spostare il paziente dal rapporto di dipendenza con il cibo. Il piano terapeutico in caso di adolescenti, soprattutto nella fase iniziale, deve coinvolgere i familiari. E’ indispensabile ascoltare i genitori ed aiutarli ad individuare quei punti di difficoltà che rendono quasi impossibile un contatto sereno con il figlio. Bisogna tenere presente che il soggetto anoressico vive un conflitto tra una autonomia idealizzata ed un desiderio di ritorno all’infanzia.

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